
La storia di Mandalife inizia con un sogno.
«Viaggio in aereo e guardando dal finestrino sorvolo la Sicilia.
Vedo un campo circolare ben coltivato, organizzato su tre cerchi concentrici.
Una vera e propria meraviglia che rievoca il simbolo del mandala.
Man mano che l’aereo scende, la visione si fa sempre più chiara e inizio a vedere alcune linee (una dozzina) perfettamente rette all’interno di questo campo e tante persone che, come contadini e giardinieri, operano armoniosamente dentro i tre cerchi e lungo i raggi che partono dal centro e si dirigono verso l’esterno. Tutti, uomini, donne, ragazzi e bambini, si aiutano tra di loro seminando, coltivando e raccogliendo frutti abbondanti”.
L’immagine del mandala “umano” a tre cerchi concentrici e dodici raggi ha ispirato i pensieri, le scelte e le azioni successive: un sistema basato sull’unione di tanti “giardinieri” che puliscono, arano, scavano, seminano, coltivano, innaffiano, curano un campo condiviso amorevolmente e che, infine, raccolgono i frutti nell’abbondanza. Si è intuito che i tre cerchi rappresentavano l’unione di esseri umani con intenti convergenti e interconnessi – che nel sistema stesso potevano trovare la possibilità di esprimere la propria mission personale, con una naturale ricaduta nel sociale – e che i dodici raggi esprimevano gli ambiti di applicazione e fruizione nel sociale di quella unione.
Da allora, alcune persone hanno iniziato ad incontrarsi, percependo un richiamo dal profondo, come un ricordare, un ricollegarsi al filo rosso: affiorano memorie, talenti, abilità dimenticate e si inizia a lavorare con una modalità circolare e fluida. Ognuno trova la propria collocazione nel mandala del sogno come in un puzzle vivente. Il sogno, dunque, diventa uno “spazio” concreto, condiviso e condivisibile, all’interno del quale, chi lo desidera può esprimere il proprio potenziale, veder sbocciare il talento dimenticato e scegliere la vita a cui aspira la propria Anima.